C'è una cosa dell'uomo che lo rende superiore alle macchine


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Falcri Silcea

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www.unisin.it






RASSEGNA STAMPA UNISIN 18 FEBBRAIO 2014

A cura di Manlio Lo Presti

RAS Banca Monte dei Paschi di Siena
Esergo
C'è una cosa dell'uomo che lo rende superiore alle macchine:

sa vendersi da solo (Stanislaw Lec)

in: C.A. BRIOSCHI, Il politico portatile, Guanda, 2012, pag. 150


http://signorina-g.tumblr.com/
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http://www.corsera.it/index.php#

CRISI ECONOMICA E' UNA STRAGE IN ITALIA 149 SUICIDI UNO OGNI 2 GIORNI E MEZZO

Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. Nell'anno 2013 sono state complessivamente 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto agli 89 casi registrati nel 2012 di cui il 40% nel solo ultimo quadrimestre. Sono questi gli ultimi dati resi noti da Link Lab, il Laboratorio di ricerca socio-economica dell'Universita' degli Studi Link Campus University, che da oltre due anni studia il fenomeno e che adesso pubblica i dati complessivi di un'attivita' di monitoraggio avviata nel 2012. Circa un suicida su due (45,6%) e' imprenditore (68 i casi nel 2013, 49 nel 2012) ma, rispetto al 2012, cresce il numero delle vittime tra i disoccupati: sono 58, infatti, i suicidi tra i senza lavoro, numero che risulta piu' che raddoppiato rispetto al 2012 quando gli episodi registrati furono 28. Dopo i mesi estivi, il numero dei suicidi per ragioni economiche e' tornato a salire vertiginosamente a settembre, con 13 episodi registrati; ottobre ha contato 16 vittime, novembre ha registrato 12 casi mentre nell'ultimo mese dell'anno in cui le vittime sono state ben 18. In 19 casi si e' arrivati al gesto estremo per stipendi non percepiti. Il fenomeno non conosce differenze geografiche: al Sud come al Nord.

Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. Nell'anno 2013 sono state complessivamente 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto agli 89 casi registrati nel 2012 di cui il 40% nel solo ultimo quadrimestre. Sono questi gli ultimi dati resi noti da Link Lab, il Laboratorio di ricerca socio-economica dell'Universita' degli Studi Link Campus University, che da oltre due anni studia il fenomeno e che adesso pubblica i dati complessivi di un'attivita' di monitoraggio avviata nel 2012. Circa un suicida su due (45,6%) e' imprenditore (68 i casi nel 2013, 49 nel 2012) ma, rispetto al 2012, cresce il numero delle vittime tra i disoccupati: sono 58, infatti, i suicidi tra i senza lavoro, numero che risulta piu' che raddoppiato rispetto al 2012 quando gli episodi registrati furono 28. Dopo i mesi estivi, il numero dei suicidi per ragioni economiche e' tornato a salire vertiginosamente a settembre, con 13 episodi registrati; ottobre ha contato 16 vittime, novembre ha registrato 12 casi mentre nell'ultimo mese dell'anno in cui le vittime sono state ben 18. In 19 casi si e' arrivati al gesto estremo per stipendi non percepiti. Il fenomeno non conosce differenze geografiche: al Sud come al Nord. Nel 2012 il numero piu' elevato dei suicidi per motivi economici si registrava nelle regioni del Nord-Est (27 casi con un'incidenza percentuale pari al 30,3%), un'area geografica a maggior frequenza di suicidio tra gli imprenditori a causa della maggiore densita' industriale. L'analisi complessiva dell'anno 2013 sottolinea come il fenomeno sia andato uniformandosi a livello territoriale interessando con la stessa forza tutte le aree geografiche. Persino nel Mezzogiorno dove il tasso dei suicidi per crisi economica e' sempre stato storicamente piu' basso rispetto alla media nazionale, vi e' stato un allarmante aumento del numero dei suicidi: 13 i casi complessivi dell'anno 2012 a fronte dei 29 del 2013. Nel 2013 il numero piu' elevato di suicidi per ragioni economiche si e' registrato nel Nord-Ovest che vede triplicato il numero delle vittime che passa da 12 dell'anno 2012 a 35 nel 2013. A seguire le regioni centrali con 33 casi (22,1%) a fronte dei 23 del 2012 (25,8%) e il Nord-Est con 32 (21,5%), dato quest'ultimo in linea con quanto registrato nel 2012 quando gli episodi sono stati 27. Sono invece 19 i casi di suicidio registrati nelle Isole (14 nel 2012). La crisi interessa strati sempre piu' ampi della popolazione. Nel 2013, cosi' come nel 2012, la crisi economica, intesa come mancanza di denaro o come situazione debitoria insanabile, rappresenta la motivazione principale del tragico gesto, all'origine dei 108 suicidi (72,5%) nel 2013, a fronte dei 44 del 2012. La perdita del posto di lavoro continua a rappresentare la seconda causa di suicidio: 26 gli episodi registrati, in lieve aumento rispetto al 2012 quando i casi sono stati 25. Ad incidere inoltre sul tragico epilogo, i debiti verso l'erario: 13 le persone che nel 2013 si son tolte la vita a causa dell'impossibilita' di saldare i propri debiti nei confronti dello Stato. E i tentati suicidi? Quasi raddoppiato il numero rispetto al 2012. Preoccupante e significativo anche il numero dei tentati suicidi: sono infatti 86 le persone che nel 2013 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, tra cui 72 uomini e 14 donne, contro i 48 casi complessivi registrati nel 2012. Anche tra i tentativi di suicidio, a destare allarme e' l'incremento registrato nelle regioni meridionali: si passa infatti dai 5 casi del 2012 a ben 25 tragici tentativi di porre fine alla propria vita rilevati nel 2013. Anche nelle regioni insulari si passa a 15 casi dai 6 registrati nel 2012. L'aumento si registra anche nelle regioni del Centro Italia in cui nel 2013 si sono verificati ben 22 casi a fronte dei 13 rilevati nel 2012. A livello regionale il numero piu' elevato di tentativi di suicidio nel 2013 si ha nel Lazio (12). Seguono Sicilia (11), Campania ed Emilia Romagna (10), Lombardia (7), Abruzzo e Toscana (6). I disoccupati che nel 2013 hanno tentato di togliersi la vita sono 50. Erano 20 nel 2012.
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http://www.aduc.it/

Tlc, roaming, rendite di posizione e utenti/sudditi. Non convengono a gestori e consumatori

Comunicato di
Vincenzo Donvito

17 febbraio 2014 14:29

Secondo una indagine condotta su 28.000 cittadini dell'Ue, il 94% degli europei che viaggia al di fuori del proprio Paese fa un uso limitato dei servizi online sul cellulare a causa dei costi del roaming. La Commissione europea ha calcolato che i gestori di telecomunicazioni si stanno lasciando sfuggire un mercato di circa 300 milioni di consumatori a causa delle attuali politiche dei prezzi, con effetti negativi per altre imprese, come quelle che producono app (1).
E' decisamente una conferma di come il mercato libero, senza rendite di posizione, coi prezzi bassi e, sostanzialmente, basato su una onesta' di rapporti tra gestori e utenti (cosa che oggi in Italia e' quasi una chimera...), porta benefici a tutti gli attori dello stesso mercato. E non c'e' bisogno di andare tanto lontano rispetto ai nostri confini: in Francia l'eliminazione dei costi del roaming di cui godono quasi tutti i consumatori, dimostra che per i gestori è possibile offrire piani tariffari validi in tutta l'Ue allo stesso prezzo.... e non ci pare che in Francia ci sia una crisi del settore, anzi, questo tipo di approccio comunitario ha portato ad un mercato interno dove anche i costi molto contenuti per i consumatori sono sempre piu' una realta', con relativo ritorno di maggiore guadagno per i gestori.
In Italia, pur se quello delle tlc (essenzialmente telefoni, e molto meno per le tv) e' uno dei mercati piu' aperti e con le maggiori offerte (2), siamo ancora molto lontani da una consapevolezza imprenditoriale basata su un rapporto di sicurezza e fiducia coi propri clienti: questi ultimi sono considerati polli da spennare e non patrimonio da conservare, fidelizzare e coccolare con cio' che serve loro alla bisogna, prezzi bassi e qualita'. L'enorme percentuale delle richieste di aiuto che ci arrivano da parte dei consumatori (piu' del 50% del totale dei nostri servizi di consulenza) ne sono ampia testimonianza.
Ora vedremo se questi dati diffusi dalla Commissione europea potranno essere un campanello d'allarme per qualcuno oppure -come accade sempre nel nostro Paese- la situazione potra' evolversi in questo senso solo se e quando la specifica Autorita' (AGCOM) imporra' ad ognuno la novita'.... sulle quali -come ci indica la odierna diffusa realta' di illiceita' comune a tutti i gestori- non possiamo escludere che “fatta la norma, trovato l'inganno”.

(1) Qui i dati dell'indagine
(2) un mercato imparagonabile alle attuali diffuse e costanti fregature del cosiddetto mercato libero dell'energia
Governo Renzi. Ci eviti la presa in giro

Comunicato di Primo Mastrantoni

14 febbraio 2014 9:43

 

Mercati finanziari tranquilli in previsione del passaggio delle consegne tra Letta e Renzi. Anche i titoli di Stato sono stati ben piazzati. Sembra che "i poteri forti" si siano abituati alla durata limitata dei governi italiani, tipicita' della vecchia prima Repubblica. In questo frangente, desideriamo fare una richiesta a Renzi: eviti di prenderci in giro con le battute. Un esempio serve a chiarire. Renzi sosteneva che con l'abolizione del Senato si sarebbe risparmiato un miliardo di euro. Non e' cosi', perche' la struttura e il personale rimarranno, con i relativi costi che costituiscono la maggioranza delle spese. Si risparmiera' sullo "stipendio" dei senatori, circa 5.000 euro netti, ma le indennita' aggiuntive, per esempio la diaria, cioe' le spese di soggiorno dei futuri senatori, saranno comunque a carico del Senato.
L'annuncio del miliardo in meno ha il suo bell'effetto sui contribuenti, vessati da un fisco verace, ma e' inconsistente.
Vorremmo non essere presi in giro. Possibile?
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http://www.comedonchisciotte.org/

MA MATTEO RENZI DA CHE PARTE STA ?
Postato il Lunedì, 17 febbraio

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

...La domanda da porsi è: ma Matteo Renzi da che parte sta? Come si parametra con le lobby sovranazionali?

La risposta non è rassicurante. Matteo Renzi viene da lontano, da molto lontano. Il paragone più appropriato è con Barack Obama. E non è irriverente.

Ricordate? Nel 2008 Obama sembrava il rottamatore della politica americana, l’uomo che dava speranza, che prometteva lotta dura alle lobby della grande finanza Usa e del Pentagono. All’epoca seguivo in America la campagna elettorale e decisi di non lasciarmi annebbiare dalla retorica collettiva ma di analizzare l’indole del personaggio e, soprattutto, le sue reali relazioni con il potere che conta. Trovati i riscontri, scrissi, in perfetta solitudine, che Obama non avrebbe fatto nulla di quanto prometteva e che le lobby messe sotto accusa per il crash del 2008 avrebbero mantenuto la propria influenza; una verità che oggi è una banalità. Sei anni fa era eresia.

Ho applicato lo stesso approccio a Renzi.

Lo scoprii nel febbraio 2009, quando era solo il presidente della Provincia di Firenze, del tutto sconosciuto a livello nazionale. Lo scoprii perché il settimanale « Time » gli dedicò un articolo presentandolo come « l’Obama italiano ». Ne scrissi subito sul blog (vedi qui). Il mondo dei giornali è il mio mondo, come quello dello spin, e conosco molto bene le logiche della stampa americana. E’ assolutalmente inverosimile che un inviato speciale paracadutato a Roma da Washington possa scoprire, grazie al suo fiuto, le potenzialià di un giovanissimo presidente di Provincia. Quando avvengono questi miracoli c’è una ragione ovvero qualcuno ha fatto sì che alla redazione del settimanale arrivasse, nei modi appropriati, la dritta giusta. E un articolo su «Time» è una consacrazione ; il viatico per salire ancora più su o perlomeno per provarci.

E così fu. Da allora ho trovato altri riscontri sulla sua rete di relazioni. da una decina d’anni è grande amico dell’americano Michael Ledeen, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato ancora oggi pensatore molto influente, che lo accolse a Washington nel 2007. Il suo guru economico è un israeliano, ex uomo Mc Kinsey, Yoram Gutgeld, mentre Marco Carrai, giovane descritto come molto brillante e ben introdotto a livello internazionale, è il suo uomo di fiducia, che lo ha accompagnato dapprima da Tony Blair e poi da Barack Obama alla Convention democratica del 2012.

Il puzzle delle relazioni è certamente incompleto, ma sufficiente per delineare un disegno, una tendenza e soprattutto un clima.

Osservate le reazioni della stampa internazionale e delle cancellerie internazionali alle incredibili vicende di queste ore ovvero all’esautorazione del capo del governo italiano senza voto in Parlamento e senza spiegazioni plausibili, frutto semplicemente di una squallida manovra di Palazzo.

Nessuno, fuori dall’Italia, si indigna, nessuno si preoccupa, nessuno rilascia dichiarazioni sprezzanti sulla credibilità delle istituzioni. Va bene così, a tutti; perché un uomo di assoluta fiducia ma forse troppo prudente, come Enrico Letta, viene sostituito da un altro uomo di assoluta fiducia ma più deciso, più spregiudicato, come Matteo Renzi.

Temo che Renzi non sia un rottamatore ma un continuatore delle politiche di Mario Monti e di Enrico Letta. Cambiano gli interpreti, non le logiche; stessi interessi e stesse conseguenze. A voi di giudicare se positive o negative per l’Italia. Io, al riguardo, non ho dubbi.

Marcello Foa

Estratto da: "Perchè NON possiamo fidarci di Renzi"

Fonte: http://blog.ilgiornale.it

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/02/16/perche-non-possiamo-fidarci-di-renzi/

16.02.2014
LA NUOVA GUERRA FREDDA USA-RUSSIA
Postato il Domenica, 16 febbraio

Asia Times

Arriva di nuovo la guerra (fredda), uguale alla vecchia guerra (fredda). Uguale uguale, ma diversa.

Un giorno, sono la miriade di implicazioni di Washington "che incombono" sull’Asia - come per il controllo della Cina. Il giorno dopo, è il perenne tentativo di inquadrare la Russia.

Mai un momento di noia nel Nuovo Grande Gioco dell’Eurasia.

 Sulla Russia, la denigrazione con cui si è parlato riguardo a Sochi – tutta da attribuire alla stupidità intrinseca dello "standard" dei media occidentali – è stata solo un atto del grande spettacolo, che tende sempre a personalizzare: la demonizzazione implacabile del Presidente russo Vladimir Putin. [1]

Nella foto: Victoria Nuland, la signora del  "Fuck the EU".

In fondo anche il Nuland-gate – dal nome dell’ Assistente Segretario di Stato USA " neo -con " Victoria Nuland che pronunciò il suo famoso "In c**o all’EU" – si è dimostrato un modo più serio e schietto. Non per la " profanità " (lode al Signore!) della forma usata, ma per aver espresso chiaramente il pensiero del Think-Tank USA che lo ha visto come " un indicatore del pensiero strategico americano".

Ecco il gioco in poche parole

La Germania ha in mano il telecomando di uno dei leader delle proteste ucraine, il pugile dei pesi massimi Vitali Klitschko. [2]  Quando diceva "in c**o all’UE " si voleva riferire essenzialmente a Berlino e a Klitschko, il suo pupillo preferito. Washington crede che così non si può andare da nessuna parte, visto che la Germania, dopo tutto, si è costruita progressivamente una complessa partnership con la Russia nei suoi investimenti nel settore energetico.

L'amministrazione Obama vuole risultati-veloci. La Nuland ha sottolineato (video : segui dal min. 07:26 ), che Washington, negli ultimi due decenni, gli USA hanno "investito più di 5 miliardi di dollari per democratizzare l’Ucraina."

E allora : questo è il "nostro " gioco:  l'Unione Europea, per quello che può fare, resta comunque solo un fastidio, mentre il vero interlocutore del nostro gioco è la Russia.  Benvenuti nella "strategia Ucraina" di Washington.

La scacchiera ucraina

Quelli dei Think-Tank USA adesso ci vogliono far credere anche che l'amministrazione Obama sia capace di tenere in bilico una sapiente strategia del potere.

Certo che provare a includere la Libia in questa " strategia " è una battuta di pessimo gusto: la Libia post- Gheddafi è uno Stato fallito, per gentile concessione dei bombardamenti umanitari fatti dall'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico.

Intanto, in Siria, la "strategia" USA si sta smorzando per permettere che gli arabi ammazzino altri arabi a frotte .

L'Iran è una realtà molto più complessa. Probabilmente, l'amministrazione Obama ha calcolato che con i colloqui tra l'Iran e i P5 +1 - i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU più la Germania – riuscirà ad avere la meglio sui russi, che appoggiano Teheran. Questo se vogliamo credere che l'amministrazione Obama voglia davvero un accordo sul nucleare con l'Iran che poi dovrebbe aprire le porte al business occidentale.

In Siria, le posizioni della Russia mantengono il sopravvento, per non parlare del fatto che Putin ha salvato Obama da un'altra guerra in Medio Oriente e considerando che la Siria è stata una vittoria russa, non c'è da stupirsi se Washington sogni ancora una sua vittoria in Ucraina.

Adesso potremmo pevedere tutto quello che succederà, solo guardando indietro, come in un remix, a quello che accadde con la rivoluzione arancione del 2004. Ma il quadro generale va molto più indietro - dall'espansione della NATO nel 1990 alle ONG americane che cercano di destabilizzare la Russia, al flirt della NATO con la Georgia e a quegli schemi di difesa missilistica piazzati così vicino ai confini della Russia.

Nello stile del marchio di fabbrica dell'amministrazione Obama, il sostegno del Dipartimento di Stato per tutte le proteste contro la Russia – e a favore della UE – in Ucraina si possono definire come " teleguidate da lontano" (ricordate la Libia ?)

Il pacchetto viene fornito completo di "appelli umanitari", di  "richieste di riconciliazione" e venduto come “il bene che combatte il male” una dicotomia che maschera la volontà di spingere il paese verso un cambiamento di regime. Che nessuno speri di trovare un barlume di sanità mentale nell’informazione trasmessa dai media imprenditoriali statunitensi come la New York University e Princeton Stephen Cohen, che ha stigmatizzato le cose in questo pezzo , sottolineando che la vera rivelazione del Nuland-gate "è stata la conferma che la diplomazia americana abbia complottato per “far nascere un nuovo governo ucraino anti-Russo”, spodestando o neutralizzando un Presidente democraticamente eletto – cosa che, in altre parole, si chiama colpo di stato " . –

Qui la "strategia" rivela chiaramente che adesso gli eventi si muovono come fantocci degli Stati Uniti – golpe o non golpe, che sia – e che dopo, invece l'Ucraina diventerebbe solo un burattino nelle mani della UE. Nessuno del giro della Casa Bianca se ne frega del fatto che Viktor Yanukovich sia stato legalmente eletto Presidente dell'Ucraina, e che abbia avuto la piena autorità per respingere un accordo malfamato presentato dall'Unione Europea.

E nessuno nemmeno si preoccupa del fatto che le proteste ora siano guidate dalla Pravý Sektor (L'a destra) - una masnada di brutti ceffi fascisti, di hooligans, di ultra-nazionalisti e di ogni sorta di disgustosi elementi neo-nazisti, gli equivalenti ucraini dei Bandar Bush jihadisti in Siria.

La "strategia" degli Stati Uniti prevede che le proteste di piazza dovrebbero portare a un cambiamento di regime. Ma questo vale in Ucraina , mentre non vale per la Thailandia.

Washington vorrebbe un cambio di regime in Ucraina per una sola ragione, nel Nuovo Grande Gioco che si sta giocando nel contesto Eurasiatico : sarebbe come se si cercasse di far uscire il Texas dagli Stati Uniti e farlo diventare un alleato della Russia.

Ma, questa mossa è comunque destinata a fallire. Mosca ha una miriade di modi per muovere le leve economiche dell'Ucraina e sicuramente può capire molto meglio degli americani, quello che anima maggiormante i manifestanti, in fondo quelli che protestano di più sono bande di sabotatori e di neo-nazisti, che sono solo una minoranza rumorosa.

Washington, testarda, non molla , come si può vedere sia dalla crisi politica in Ucraina che dalla crisi finanziaria emergente in Kazakhstan, che considera come delle "opportunità" (termine usato da Obama) per minacciare gli interessi economico-strategici di Mosca. E' come se tutto l’entourage del Presidente si fosse messo a pregare, invocando una crisi finanziaria che si abbatta su tutta l'Unione dei paesi legati da accordi doganali con la Russia (Russia , Kazakistan e Bielorussia).

Pregare in verità è tutto quello che hanno potuto fare, mentre la UE, per quanto possa restare grandioso, il suo pio desiderio retorico, resta un caos di paesi divisi.

Dopo Sochi, Vlad “ Il Martello” tornerà agli affari :

Signora Nuland e Co. meglio cominciare a guardarsi le spalle. 

 

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e  Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a: pepeasia@yahoo.com. 

Fonte: http://www.atimes.com

Link: http://www.atimes.com/atimes/World/WOR-02-140214.html

14.02.2014

Note:

1. Journalistic malpractice & the dangers of Russia-bashing, RT, February 9, 2014.
2. EU Grooming Klitschko to Lead Ukraine, Der Spiegel Online, December 10, 2013.

 

Il testo italiano di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte ComeDonChisciotte.org  e l'autore della traduzione Bosque Primario
GEAB n. 82 – 2014: LA CRISI SISTEMICA GLOBALE RIPRENDE IL SUO CORSO “NORMALE”
Postato il Domenica, 16 febbraio

FONTE: LEAP2020.EU

GEAB n. 82 – 15 Febbraio 2014 – SOMMARIO 

2014: la crisi sistemica globale riprende il suo corso "normale"

La valanga di liquidità che la Fed ha emesso nel 2013 attraverso il Quantitative Easing [QE], ha permesso il risveglio delle logiche del “mondo di prima”: il debito, le bolle, la globalizzazione, la finanziarizzazione ... Ma è stato sufficiente un lieve rallentamento nell’astronomica quantità di denaro creata ogni mese dalla Banca Centrale degli Stati Uniti perché la crisi, sepolta sotto cumuli di liquidità, abbia ripreso vigore ...

La Corte Costituzionale tedesca, la BCE e la Corte di Giustizia europea – Un nodo che soffoca l'Unione Europea

La decisione della Corte Costituzionale tedesca di mettere in discussione la legittimità del programma OMT [creato dalla BCE], chiedendo alla Corte di Giustizia europea un’interpretazione pregiudiziale, è uno di quegli eventi il cui significato storico si svelerà molto più in là nel tempo [obiettivo della Outright Monetary Transactions è quello d’impedire tensioni sul mercato dei Titoli di Stato, per evitare il rialzo eccessivo dei tassi d’interesse, che potrebbe impedire a banche ed imprese di finanziarsi a tassi accettabili, rallentando conseguentemente l’economia reale, ndt]

Investimenti, tendenze e raccomandazioni

Crisi valutaria nei paesi emergenti
Oro
Azioni

GlobalEurometre – Risultati ed analisi

Se da un lato la situazione politica a livello nazionale, europeo e mondiale è ancora inquietante [rischio di disordini sociali e politici in Europa, crescita delle forze anti-democratiche, situazione geopolitica], dall’altro, però, le questioni economiche e finanziarie non sembrano più costituire la principale preoccupazione ...

GEAB n. 82 – 2014: LA CRISI SISTEMICA GLOBALE RIPRENDE IL SUO CORSO “NORMALE”

 

La valanga di liquidità che la Fed ha emesso nel 2013 attraverso il Quantitative Easing [QE], ha permesso il risveglio delle logiche del “mondo di prima”: il debito, le bolle, la globalizzazione, la finanziarizzazione ... ma è stato sufficiente un lieve rallentamento nell’astronomica quantità di denaro creata ogni mese dalla Banca Centrale degli Stati Uniti perché la crisi, sepolta sotto cumuli di liquidità, abbia ripreso vigore ...

 

Come avevamo largamente previsto, pretendere di "risolvere" la crisi attraverso l’accentuazione degli eccessi che l’avevano causata, non solo sarebbe stato inefficace, ma avrebbe causato una crisi al quadrato. Averlo previsto ci ha comunque consentito un vantaggio reale: abbiamo risparmiato un po’ di tempo, che ognuno di noi utilizzerà al meglio!

 

 

Nel corso del 2014 assisteremo di nuovo al "normale" svolgersi della crisi sistemica globale, ovvero alla transizione tra i due principali sistemi dell’organizzazione globale. Una crisi storica, quindi, che va ben al di là della crisi economico-finanziaria.

 

Ecco perché, accanto ai gravi pericoli per le borse, per le banche, per il settore immobiliare e per l'economia in generale, assisteremo all'amplificazione della rabbia della gente, al rifiuto dei sistemi politici, alle crescenti tensioni geopolitiche ed infine al ripiegamento dei blocchi [geopolitici] su se stessi.

 

La cinghia di distribuzione di questa crisi sarà costituita principalmente dal “tapering” [riduzione del QE da parte della Fed], che ha immediatamente portato una forte agitazione sulle valute emergenti.

 

Oltre all'impatto negativo che il “tapering” avrà sull’economia globale, possiamo anticipare che queste scosse causeranno un “effetto boomerang” sugli Stati Uniti, che si avvieranno a tutta forza verso una massiccia svalutazione del dollaro, destabilizzando tutto quello che resta del vecchio sistema, del quale il dollaro era il pilastro.

Piano completo dell’articolo:

 

1 . IL CALCOLO SBAGLIATO ALLA BASE DEL TAPERING
2 . FINE DELLA LOGICA DEL PASSATO
3 . FAR “SALTARE” LE BANCHE?
4 . LA COLLERA DEI POPOLI


In questa parte pubblica del Geab n. 82  presentiamo un estratto della sezione n. 1.

 

IL CALCOLO SBAGLIATO ALLA BASE DEL TAPERING

Dietro alla decisione della Fed di ridurre gradualmente il suo programma di Quantitative Easing (1), si nascondono diverse realtà. La prima è costituita, ovviamente, dalla sua inefficacia nel risollevare l'economia reale e, soprattutto, dal notevole rischio di creare bolle e dipendenze varie, distorcendo conseguentemente qualsiasi capacità di comprendere la realtà.


La seconda è probabilmente dovuta al desiderio di "spettacolarizzare" il fatto che la situazione stava migliorando, e che la Fed poteva conseguentemente ritirarsi in modo sicuro.

 

La terza è la meno confessabile: la Fed era consapevole che i mercati dei paesi emergenti dipendevano notevolmente dalla liquidità che essa stessa aveva creato nel 2013, sapeva benissimo, quindi, che l’annuncio del “tapering” equivaleva a far loro uno sgambetto. Da quel momento, in effetti, i titoli della stampa economica hanno riguardato solo la crisi dei paesi emergenti, mentre la situazione degli Stati Uniti è diventata un fatto del tutto secondario.

 

Chi ricorda, ora, che Puerto Rico [territorio non incorporato degli USA, ma in procinto di esserlo, ndt] sta esplodendo, (2) come avevamo anticipato nel GEAB n. 77? O che Chicago non riesce più a ripagare suoi debiti (3), oppure che i foodstamps [buoni alimentari per la popolazione indigente ndt] – un pilastro dell’aiuto sociale americano – continuano ad essere ridotti, (4) aggravando sempre di più la situazione delle famiglie povere? O, infine, che la povertà infantile ha raggiunto un livello difficilmente immaginabile in un paese che si definisce sviluppato (5)?



Valore delle obbligazioni di Puerto Rico in scadenza nel 201. Fonte: Zerohedge.

 

Pertanto, legato al “tapering” – e ci scuserete se riprendiamo una pubblicità diventata famosa – c'è un secondo effetto “KissCool” [pastiglie rinfrescanti, pubblicizzate come: “il doppio effetto KissCool”. Ad un primo sapore esterno, se ne affianca uno interno, alla menta, ndt]. Per vedere quest’effetto, ovvero per spiegare una situazione mondiale che nessuno, in questo momento, riesce sul serio a capire, abbiamo bisogno di tornare indietro, fino alle origini.

 

Il Quantitative Easing della Fed ha portato un eccesso di liquidità nei mercati finanziari, eccesso che è stato investito dove le dinamiche produttive offrivano le migliori opportunità d’investimento e di guadagno: ovvero nei mercati dei paesi emergenti. Questo fiume di denaro facile, ovviamente, ha sostenuto in modo artificiale la loro crescita, che avrebbe dovuto essere inferiore, in questi tempi di crisi.

 

Peggio ancora, nel 2013 il QE ha causato la rinascita della logica del “mondo di prima”. Il denaro è stato utilizzato per prendere in prestito ancora più soldi [attraverso i programmi di re-finanziarizzazione e di re-indebitamento], per creare una nuova dipendenza dal dollaro ed una nuova, sfrenata, globalizzazione del pianeta, ignorando gli interessi delle popolazioni [e fornendo ossigeno, ad esempio, ai fastidiosi negoziati relativi ai trattati di libero scambio trans-pacifico, TPP, e transatlantico, TTIP], etc.


Il massiccio impiego di questi dollari nei paesi emergenti [caratterizzati da una crescita sufficientemente grande da poterli assorbire], spiega in gran parte la mancata svalutazione del dollaro e la mancata inflazione negli Stati Uniti, nonostante la politica della Fed: la svalutazione sarebbe dovuta andare di pari passo con la creazione della moneta, ma è stata assorbita dal dinamismo economico del resto del pianeta.

 


Ma si trattava di un qualcosa che la Fed non poteva continuare a fare. Sempre più persone, nei circoli della Fed, erano riluttanti a continuare, probabilmente per il fatto che, per avere un buon impatto [sull'economia degli Stati Uniti], la quantità di denaro da immettere sui mercati sarebbe dovuta aumentare costantemente.

 

Il QE, dapprima, è rimasto sullo stesso livello di 85 miliardi di dollari/mese, cifra che in sé stessa già corrispondeva ad un rallentamento – ovvero ad un mancato aumento – attuato, in questo caso, per cercare di fuggire dalla trappola.
Ma, da Gennaio del 2014, la Fed ha ridotto il ritmo mensile dei suoi acquisti di 10 miliardi di dollari, e di altri 10 miliardi a Febbraio. Gli acquisti, ora, consistono di 30 miliardi di dollari in Titoli Ipotecari, e di 35 miliardi di dollari in Buoni del Tesoro [65 miliardi/mese complessivi].


Questa riduzione del sostegno, tuttavia, significa che un quarto degli "aiuti" indiretti ai paesi emergenti è volato via ... E' quindi logico che l'attività economica di quei paesi sia declinata, trascinando con sé anche le rispettive valute (6).



Lire turche per dollaro (USD/TRY), Novembre 2012 – Febbraio 2014. Fonte: Yahoo Finance.

Ed è proprio a questo punto che comincia l'”effetto boomerang”. Gli investimenti occidentali nelle economie emergenti, infatti, valgono meno se la valuta di questi ultimi si svaluta. Una parte del patrimonio degli investitori, conseguentemente, è scomparso, causando un grave stress sui mercati finanziari.

Ma, fatto ancor più importante, per arrestare il declino delle loro valute le Banche Centrali dei paesi emergenti hanno cominciato a vendere le loro riserve in dollari, per riacquistare le loro monete sul mercato valutario (7), causando un surplus nell’offerta di dollari, ed un aumento della domanda di moneta locale [causandone la crescita] (8).

In questo periodo, ad esempio, la Turchia, l'India, il Brasile e l'Indonesia – tra gli altri paesi – stanno offrendo sul mercato decine di miliardi di dollari al mese (9). Tutto ciò significa che coloro che acquistavano dollari, ovvero i paesi emergenti, sono diventati dei venditori. In altre parole, gli unici paesi in grado di assorbire i dollari in eccesso, ora li respingono.

Ricapitolando: la Fed ed il Tesoro continuano ad inondare il pianeta con 65 miliardi di dollari al mese … ma nessuno li vuole. Dov’è che li possono vendere, allora? In alcuni di quei paesi produttori di petrolio [che ancora usano dollari], naturalmente, ma in particolare negli stessi Stati Uniti. E cosa può fare l’economia stagnante di questo paese? Non molto ... certamente meno di quanto hanno potuto fare gli stessi paesi emergenti (10).

[ ... ]

  NOTE:

1 Fonte: Reuters (29/01/2014).

2 Fonte : Reuters (07/02/2014), CNBC (07/02/2014).

3 Fonte: « Chicago is on the road to Detroit », Chicago Tribune (05/02/2014).

4) Misure adottate in segreto, successivamente alla riforma dei sussidi agricoli. Fonte: New York Times, 2014/02/05.

5 Fonte: Washington Informer, 08/02/2014.

6) Il nostro team ritiene che, per una volta, i tassi delle valute emergenti non siano relativi ai movimenti del dollaro, ma rappresentano una vera e propria realtà economica.

7) Valute locali che i paesi emergenti dovevano invece vendere massicciamente, soprattutto nel 2013, per far fronte alla svalutazione “de facto” del dollaro, che rischiava di rallentare le loro esportazioni.

8) Il dollaro, per non subire un’immediata piccola svalutazione, dovrebbe compensare la diluizione delle quantità di dollari in circolazione, sfruttando il suo status di moneta-rifugio [contro le beccheggianti valute locali].

9) Fonti : CentralBanking.com  ["la Banca Centrale della Turchia vende 2,5 miliardi di dollari in un solo giorno", 2014/01/23], Vox [la "Banca Centrale del Brasile è intervenuta pesantemente, spendendo più di 50 miliardi di dollari e promettendo di raddoppiare questa quantità entro la fine dell'anno", 25/09/2013], etc.

10) Un po’ a sproposito, bisogna ammettere.
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http://www.corriere.it/
Polizze facoltative

La scure dell’Antitrust su Easyjet e Ryanair
Un milione di euro per «offerte non trasparenti»

Nel mirino le assicurazioni abbinate all’acquisto dei biglietti. Bocciate procedure per annullamento e deselezione acquisto

NOTIZIE CORRELATE

Scure dell’Antitrust su Easyjet e Ryanair per la mancata trasparenza sulle offerte delle assicurazioni facoltative. L’autorità ha multato Ryanair per 850mila euro e Easyjet per 200mila per le vendite delle polizze assicurative abbinate all’acquisto dei biglietti e per gli ostacoli posti all’esercizio del diritto di rimborso.

RIMUOVERE - In particolare, spiega l’Autorità garante, le multe sono state decise al termine di due distinti procedimenti per pratiche commerciali scorrette. L’Autorità ha dato a Ryanair 30 giorni di tempo perché comunichi le iniziative adottate per rimuovere i comportamenti sanzionati; nel caso di Easyjet ha invece tenuto conto delle modifiche apportate dal vettore aereo inglese nel corso del procedimento sia alle informazioni rese sul sito che alle procedure di indennizzo, irrogando una sanzione più contenuta.

ANNULLAMENTO VIAGGIO - Per l’Autorità, sia Ryanair che Easyjet hanno violato il Codice del Consumo in quanto non hanno fornito, o lo hanno fatto in modo assolutamente insufficiente e inadeguato, informazioni essenziali sulla polizza facoltativa destinata a coprire i rischi per l’annullamento del viaggio. In particolare: nella fase di acquisto sul web, è risultata sommaria l’indicazione dei rischi effettivamente coperti dal contratto di assicurazione, al quale si rinvia solo tramite link. Inoltre non è immediatamente reso chiaro l’ammontare della franchigia prevista in caso di indennizzo, elevata in proporzione al costo del biglietto. Ugualmente non viene spiegato che il risarcimento non copre le tasse e i diritti aeroportuali.

«MENÙ A TENDINA» - L’omissione o la non agevole reperibilità delle informazioni necessarie possono in sostanza indurre in errore i consumatori sulla natura del rischio assicurato, molto più limitato in caso di «annullamento viaggio», nonché in merito alle numerose limitazioni e restrizioni previste dalla polizza di assicurazione, spingendoli ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbero altrimenti preso. Infine A Ryanair l’Autorità ha contestato anche il meccanismo di deselezione dell’opzione di acquisto della polizza che il consumatore deve effettuare, risultato particolarmente macchinoso e poco trasparente: vi si accede, con difficoltà, tramite la «tendina» della scelta del Paese di residenza, sotto la dicitura «Non mi assicurare» posizionata, all’interno di un elenco di 21 nazioni, fra i paesi Netherlands e Norway.

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http://www.dirittobancario.it/

Febbraio 2014

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