L’oggetto della storia è l’uomo o meglio gli uomini (la forma singolare è favorevole all’astrazione)


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LAURA
LA SCELTA DELLO STORICO
Nel primo capitolo “La storia, gli uomini e il tempo” Bloch inizia ad esaminare il concetto di storia dicendo che è un concetto molto antico e che come tutti i termini che hanno vita tanto lunga ha cambiato di contenuto nel corso degli anni: “E’ la sorte, nel linguaggio, di tutte le parole veramente vive”.

Che cos’è la storia? È la domanda centrale che B. come molti altri si pone essendo comunque cosciente del fatto che le definizioni, per loro natura, portano con sé l’azione del delimitare un concetto che puo’ essere pericoloso. E’ pur vero pero’ che “lo storico è necessariamente portato a ritagliare nella realtà il particolare punto d’applicazione dei suoi strumenti”.
LA STORIA E GLI UOMINI
Bloch commenta la definizione di storia che a volte si è data ovvero “storia come scienza del passato” suggerendo l’inesattezza e l’ambiguità di questa in quanto l’idea stessa che il passato in quanto tale sia oggetto di scienza è assurda.

Senza dubbio gli antichi annalisti alle origini della storiografia non avevano di questi problemi: per loro la storia consisteva nel narrare avvenimenti che avevano in comune il fatto di essere prodotti nello stesso momento: battaglie, trattati, morte di Re, vicende di eroi. Se consideriamo questa accezione ci sarebbe anche una storia del sistema solare in quanto gli astri non sono sempre stati come li osserviamo noi oggi ma questo, afferma B. non appartiene alla storia degli storici.

Ci sono pero’ situazioni in cui discernere fra ciò che appartiene o meno alla storia non è così semplice; B. porta l’esempio di un golfo sulla costa fiamminga che nel corso degli anni si è insabbiato. Ebbene questo è un fenomeno che interessa la geologia ma non solo: secondo B. “ l’opera di una società che rimodella secondo i suoi bisogni il suolo su cui vive è un fatto storico”. Così l’insabbiamento del golfo ha avuto ovviamente delle ripercussioni sull’economia delle città vicine ad esso.

L’oggetto della storia è l’uomo o meglio gli uomini (la forma singolare è favorevole all’astrazione)

Altro quesito che B. si pone è se la storia sia scienza o arte e risponde alle dissertazioni che sull’argomento erano avvenute in passato in un’atmosfera di positivismo nella quale gli specialistidel metodo si indignavano davanti all’importanza che la gente dava ai lavori degli storici, a loro dire forma e non sostanza. B. conclude dicendo che ogni scienza ha un’estetica del linguaggio che le è propria e così dunqu anche la storia.
IL TEMPO STORICO
Bloch perfeziona la definizione di storia in scienza degli uomini nel tempo. E’ vero che sarebbe difficile immaginare una scienza che possa in qualche modo isolarsi e staccarsi dal tempo ma per molte scienze il tempo rappresenta una misura mentre “il tempo della storia è il plasma stesso in cui nuotano i fenomeni e quasi il luogo della loro intelligibilità”.

Se il n° di anni di vita di una stella interessa l’astronomia, per uno storico non sarà soddisfacente sapere che per esempio Cesare impiego’ 8 anni per conquistare la Gallia.

B. conclude dunque dicendo che il tempo è un continuum nel quale sono immersi uomini e fatti.

Tempo = misura del cambiamento storico.
L’IDOLO DELLE ORIGINI
La spiegazione del presente mediante il remoto è ciò che viene definito ossessione delle origini. B. riporta Renon che dice “in tutte le cose umane, le origini sono prima di tutto degne di studio”.

Il termineorigini puo’ portare al pericolo di ambiguità dato che nel vocabolario corrente significa “cominciamento che spiega o che addirittura è sufficiente a spiegare”.

Digressione sul Cristianesimo come religione storica nel senso che i suoi dogmi poggiano su avvenimenti…(già trattato)

Bloch dice che la conoscenza delle origini di un fenomeno è indispensabile per una giusta intelligenza ma non basta a spiegarlo: per quanto riguarda la religione cristiana la vera domanda da porsi è come mai permane nel tempo.

Non bisogna confondere una filiazione con una spiegazione
PASSATO E PRESENTE
B. distingue un atteggiamento diverso e opposto a quello dei cercatori delle origini cioè quello dei

devoti dell’immediato: concepiscono la conoscenza di quello che chiamano presente come quasi del tutto distinta dal passato.

Ma cos’è il presente se non un punto che sfugge e diventa passato esso stesso…B. dice “non vi è presenza se non vi è divenire” così ogni pretesa scienza de presente si trasformerebbe in scienza del passato.

Se da una parte vi sono studiosi che ritengono che il presente non sia conoscibilecon uno studio oggettivo, alti sostengono il contrario.

ANTO
CAP 1 (Pag 33-39)
TEMPO e continuità di una civilizzazione


  • Se uno storico vuole studiare Lutero (uomo del XVI secolo) dovrà come prima cosa ricollocarlo nel SUO tempo: nel suo ambiente, nell’atmosfera mentale del suo tempo, faccia a faccia con problemi di coscienza diversi dai nostri.




  • ERRORE: di rappresentarsi il corso dell’evoluzione umana come costituita da una serie di brevi e potenti scosse, ciascuna delle quali durerebbe solo lo spazio di alcune esistenze.


In realtà l’osservazione dimostra come l’evoluzione umana debba essere considerata come un immenso continuum
UOMO
Machiavelli (1469-1527) Hume (1711-1776) Bonald (1754-1840) : nel tempo almeno c’è qualcosa di immutabile: l’UOMO.
In realtà questa idea è poi abbandonata, l’uomo è molto CAMBIATO nello spirito, nel corpo e nella mente. Anche se ovviamente è necessario che resti un “fondo”permanente senza il quale il concetto stesso di uomo e società non avrebbero alcun significato.

L’uomo però va studiato SOLO nelle circostanze particolari di un momento? NO
RAPPORTO BIDIREZIONALE TRA PRESENTE E PASSATO
Spesso l’incomprensione del presente nasce dall’ignoranza del passato

Però risulta inutile studiare il passato se non si sa nulla del presente


  • Lo storico deve avere la capacità di afferrare il vivente.

  • È dalle esperienze quotidiane che si prendono in prestito gli elementi che servono a ricostruire il passato.

  • Non è uno storico lo studioso che non abbia il gusto di guardare intorno a sé gli uomini, le cose e gli avvenimenti.

Capita infatti che la conoscenza del presente serva ancor più della conoscenza del passato. Spesso è proprio dal presente che si deve partire per ricostruire i tratti sfocati del passato ( es. campi irregolari in Lombardia)
COOPERAZIONE TRA STORICI

È fondamentale perché la vita è troppo breve e le conoscenze troppo lunghe perché una singola persona acquisisca un’esperienza totale dell’umanità.

È assolutamente necessario che gli specialisti cooperino. L’unica storia autentica si può fare attraverso aiuti reciproci.

CAP 2 (pag 40-48)

PREMESSA


  • Lo storico studia dei fatti e si trova nell’assoluta impossibilità di constatarli egli stesso.

  • Delle epoche che ci hanno preceduto ci dobbiamo basare sui testimoni

  • La Conoscenza del passato è Solo indiretta


IN realtà queste osservazioni vanno SFUMATE
Es. delle max condizioni favorevoli (comandante che dirige e vede guerra ha cmq bisogno del rapporto di chi è stato sul campo)
Individuo da solo coglie solo una parte dell’immenso tessuto di avvenimenti, gesti e parole di cui si compone il destino di un gruppo umano. Qualunque conoscenza dell’umanità attingerà sempre alle testimonianze altrui per una gran parte della sua sostanza. (in questo senso l’investigatore del presente non è molto più favorito dello storico del passato)
OSSERVAZIONE DIRETTA
L’osservazione del passato è sempre e solo indiretta? NO

Es. scheletri di bimbi nelle mura di alcune cittadelle in Siria

  • per le credenze che si esprimono con questi riti bisognerà affidarsi a testimonianze del tempo (o procedere per analogia con l’aiuto di altre testimonianze)

  • però percepiamo che sono stati fatti dei sacrifici umani grazie a un’osservazione DIRETTA, non abbiamo bisogno di nessun altro intermediario per capirlo.


Lo stesso discorso vale non solo per documenti materiali ma anche per:

regole di diritto inserite in un testo, RITO fissato in un libro di cerimonie o raffigurato su una stele... (realtà che COGLIAMO DA SOLI senza nessun altro tramite)
OSSERVAZIONE STORICA
La conoscenza dei fatti umani è una conoscenza per TRACCE.

(i documenti stessi sono tracce = segno percepibile ai sensi)
Tutti i fattori umani complessi sfuggono alla possibilità di una riproduzione o di una determinazione volontaria (non si può suscitare deliberatamente un attacco di panico)

Tuttavia quando i fenomeni studiati appartengono al presente o al passato più prossimo l’osservatore non è disarmato di fronte alle tracce.
Però non bisogna esagerare con i privilegi del presente poiché non tutte le tracce si possono essere rievocate facilmente a posteriori (se le dogane per un mese non registrano entrate e uscite io non posso sapere esattamente cosa è entrato e uscito anche se è successo il mese scorso)

PASSATO e LACUNE
per definizione un dato che nulla più modificherà. MA la conoscenza del passato è sempre in evoluzione, si trasforma e si perfeziona.(si recuperano settori dell’umanità e si riscoprono nuovi metodi di indagine)
Esploratori del passato non sono uomini totalmente liberi perché il passato è il loro tiranno Che proibisce loro di venire a conoscenza di qualunque cosa che egli stesso non abbia acconsentito a lasciar loro conoscere: LACUNE

Ci sono momenti in cui lo storico DEVE arrendersi all’ignoranza e ammetterlo onestamente
PAOLA
Par. 2 “Le testimonianze”
Tipologie
2 tipi di testimonianze a disposizione degli storici  a) Volontarie

 b) Involontarie
a) Volontarie (“fonti narrative”):

es. libro Erodoto, 1° libro di storia occidentale pervenuto nella sua interezza
Leggendo ci conformiamo a ciò che l’autore si ripromette da noi.

Racconti deliberatamente rivolti all’informazione del lettore.
b) Involontarie

es. guide di viaggio nell’aldilà che gli Egizi (ai tempi dei Faraoni) deponevano nelle tombe
Non sono destinate a noi.

Volontarie vs. Involontarie
Le volontarie ci forniscono un inquadramento cronologico, ma spesso si rischia di cadere nell’errore di essere prigionieri dei pregiudizi, delle miopie, delle false credenze degli autori  le involontarie ci aiutano ad avere una comprensione migliore.
Oggetto preferito di studio
Non è ciò che il testo ci dice espressamente, ma ciò che ci lascia intendere

Es. Agiografie: non ci dobbiamo interrogare sulle vite dei santi, ma dobbiamo esaminare i modi di vivere e di pensare del tempo.
Lo storico è condannato a conoscere attraverso tracce, ma attraverso l’analisi dei testi può scoprire modi di vivere e di pensare del tempo (rivincita dell’intelligenza sul dato).
Considerazioni sulla ricerca
Lo storico non vuole solo registrare dati, ma vuole farli parlare: necessità di un questionario.
Errore comune: lo storico trova i documenti, li legge e li utilizza Non è vero! I documenti “non parlano se non quando li si sappia interrogare”, l’inchiesta deve avere una direzione

Storico = esploratore: ha un itinerario che sa già non seguirà fedelmente, ma è cmq necessario, se non l’avesse vagherebbe per l’eternità.
Varietà delle testimonianze storiche
Infinite: più il problema è complesso più c’è convergenza di fonti diverse lo storico deve avere un’infarinatura generale delle principali tecniche del suo mestiere

Es. Leggere e criticare documenti, iscrizioni,...

Necessità del lavoro di équipe

Par.3 La trasmissione delle testimonianze
Problema reperimento documenti

  • Poche pubblicazioni (critica agli editori)

  • Non si conosce l’ubicazione

  • Problemi di trasmissione


Esempio studioso che vuole scrivere storia villaggio

Diversi problemi, prima questione : “chi era il signore?”

Clero: bene, gli archivi, sequestrati durante la Rivoluz, sono aperti al pubblico

Nobile scappato durante la Rivoluz: medio, magari ha distrutto i docum prima di scappare, ma quelli recuperati sono aperti al pubblico

Nobile decaduto: male, nessun privato vuole aprire al pubblico i propri archivi di docum
Rivoluzioni, catastrofi, ecc possono essere positive e negative: positive x’ aprono le serrature di palazzi, archivi, documenti, negativi x’ distruggono.

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