Dalla filosofia pratica alla filosofia dell’azione


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FILOSO-FARE

Mario Gori

Interdisciplinarità (dialetto della Lunigiana, Toscana)

“Io ve la vo’ conta’ come ‘na fola

se lo rifilo questo aggiornamento.

Si pole fa’ di tutto nella scola

se ci sabbiam servì del movimento.

Il nosso corpo è fatto su mesura

per divertissi e fa’ della cultura.

A vedé que’ bimbetti ch’enno ‘n prima,

che a mi tempi facevano i puntini

e le stanghette co’ l’occhiello in cima,

capiscio probbio ch’erimo cretini.

Con le gambe, le braccia e col cutrione

in un amen, t’imparin la lezione.

Ho imparato degli anguli il favello:

quel piatto, vole di’ disposizione:

-Mi garbi, sei simpatico e anco bello,

c’aspetti a fammi la dichiarazione?-

E quel ch’è acuto, invece vole dì:

- O sbrendolone, niscimi di lì.-

Se strisci ‘n terra come ‘n saettone,

o come ‘na citellora sul muro;

se sbatti con la zucca su ‘n mattone

e te n’addai, cusì, com’era duo,

Giocà a’ quattro cantoni sulla via

in magnera d’un esse sempre uguali,

statti diché ti vien la giometria,

con le mesure e con le diagonali.

Se ad altri giochi fai le variazioni

Ti sortin fora pure le frazioni.

Con de’ cerchietti scritti alla lavagna,

tutti i ragazzi, senza fassi male,

picchin le mane e i piedi, che cuccagna,

per adducessi al senso musicale;

ma quando gli dà ‘l via la su’ maestra

accumincia a sonà tutta l’orchestra.

In otto en entri dentro ad un cerchietto,

e ‘trenta s’en seduti su na’ scranna

per fassi dello spazio n’ bon concetto

e per intende’ che la vista ‘nganna.

Su quel che fanno, han da picchiacci ‘l naso

Come facea ‘na volta San Tommaso.

Volete crede? Io che son sull’uscio

ad aspettà per favvi il toccamani,

mi son ritratto tutto dentro al guscio

a ‘mmaginà la scola di domani.

Se fate tutto quel ch’ha detto ‘l Gori,

fatimi dì: “Mi cicchi, eden dolori!”

Ve l’ho contà cusì, come l’ho vista,

ma a rinfilalla tutta un m’è riuscito,

un po’ perché quel Gori è un vero artista,

un po’ perché son mezzo rimbambito.

Ma ‘na cosa mi par d’avella ‘ntesa:

“Quello ch’è vecchio nella scola pesa”.

S. Valiani (maestro di scuola)

Indice

7 Premessa
13 Presentazione
Parte I

Dalla filosofia pratica alla filosofia dell’azione
23 Capitolo I

Da Aristotele alla postmodernità

1.1. La filosofia pratica: Aristotele, 23 – 1.2. Il XX secolo: la filosofia dell’azione, 24 – 1.3. Il mondo come volontà e rappresentazione: A.Schopenhauer, 25 – 1.4. Il corpo tra apollineo e dionisiaco: F.Nietzsche, 26 – 1.5. Gestalt, 27 – 1.6. La fenomenologia della percezione: M.Merleau-Ponty, 27 – 1.7. La filosofia dell’azione: A.Gehlen, H.Plessner, M.Scheler, 31 – 1.8. Corpo e potere-dominio: K.Marx, H.Marcuse e M.Foucault, 35 – 1.9. Fenomenologia e neurofenomenologia, 41 – 1.10. La disperazione o la speranza cibernetica, 43 – 1.11. L’antropologia filosofica nella postmodernità, 45
Parte II

Dai dualismi e monismi all’unità ambivalente e ambigua
51 Capitolo II

Oltre il dualismo corpo-mente, verso l’unità della persona

2.1. Il corpo nella storia del pensiero, 51 – 2.2. Il dualismo sopprime l’ambivalenza, 53 – 2.3. Il corpo dimenticato, 54 – 2.4. L’unità ambivalente, ambigua e intenzionale, 55 – 2.5. Il corpo persona, 57 – 2.6. L’actiologia come scienza del corpo in azione, 58

61 Capitolo III

Ambivalenze e ambiguità del corpo in azione

3.1. L’azione come inizio e come fine, 61 – 3.2. Involontarietà e volontarietà, determinismo e libertà, 62 – 3.3. Apparire o sembrare, 64 – 3.4. Pensiero agito e azione pensata, 65 – 3.5. L’io e l’altro, 66 – 3.6. Inculturazione e socializzazione, 69 – 3.7. Individualità e socialità, 72 – 3.8. Normodiversabilità, 73 – 3.9. Sistemi di potere-dominio e corpo in azione, 75 – 3.10. Il sistema di potere-dominio dello sport, 77

Parte III

Metodologia e didattica della actiologia
85 Capitolo IV

Quale Educazione Fisica

4.1. Analisi critica della E.F., 85 – 4.2. Quale identità della E.F., 88 – 4.3. Quale specificità della E.F., 90 – 4.4. Quale statuto dell’E.F., 93 – 4.5. Gli interventi necessari, 95 4.4. Dalla actiologia alla metodologia e didattica dell’E.F., 98
103 Capitolo V

Quale educazione in educazione fisica

5.1. I significati del corpo in azione, 103 – 5.2. Educabilità del corpo in azione 104 – 5.3. Narrare se stessi, 110 – 5.4. Prassiologia in E.F., 113 – 5.5. La pratica della E.F. nella scuola, 119
123 Capitolo VI

La comunicazione cinesica

6.1. Segno e comunicazione, 123 – 6.2. Simbolo e comunicazione, 125 – 6.3. Comunicare con il corpo, 128 – 6.4. Intelligenza cinesica, 134 – 6.5. Le scienze della comunicazione cinesica, 135
Parte IV

Filosofia per/con/dei bambini
151 Capitolo VII

Filosofia pratica come riflessione sull’azione e azione come sperimentazione della filosofia pratica

7.1. La scuola delle domande e dei laboratori, 151 – 7.2. La pluralità delle intelligenze e dei linguaggi, 153 – 7.3. Le pratiche filosofiche, 156 – 7.4. La Philosophy for children (P4C), 160 – 7.5. Filosofia per i bambini in Italia, 162 – 7.6. La filosofia con i bambini, 163 – 7.7. Aspetti metafisici, 168 – 7.8. Educazione cognitiva e metacognitiva, 169 – 7.9. Ascolto e stili comunicativi, 171 – 7.10. La comunità di ricerca-azione, 174 – 7.11. Cooperative learning, 177 – 7.12. La nostra proposta di filosofia dei bambini, 180 – 7.13. Un curricolo per pensare agendo e agire pensando, 186
Parte V

Proposte per la programmazione
193 Metodologia e didattica

219 Conclusioni

223 Bibliografia

Volete coltivare l’intelligenza del vostro scolaro? Coltivate la forza che essa deve governare. Esercitate continuamente il suo corpo, rendetelo robusto e sano per renderlo saggio e ragionevole...che lavori, che agisca, che corra, che gridi, che sia un uomo per il vigore e presto lo sarà per la ragione. j.j.rousseau

PREMESSA

La scuola è ancora dualista, corpo e mente sono evidentemente separati tra loro, in contraddizione con le affermazioni della filosofia, della pedagogia, della metodologia e della didattica e con le stesse indicazioni dei curricoli sull’unità della persona.

Nella pratica quotidiana si dimostra sbilanciata verso la sua dimensione intellettualistica, verso il logos, a scapito del corpo in azione.

A partire dalla scuola dell’infanzia si lavora verso prodotti finiti e si dimenticano i processi; si punta sul pensiero formale e si tralascia la sua incarnazione; si favoriscono alcune discipline e alcuni linguaggi; si punta sulla fantasticheria e si riduce la fantasia e la creatività; si frantuma il lavoro in una miriade di “progettini” con la presunzione di realizzare progetti.

Le innumerevoli didattiche concernenti i campi di esperienza o le discipline finiscono per costituire ambiti separati, corridoi scollegati fra loro, diagrammi di flusso lineari e non mappe reticolari, ad albero, senza accorgerci che l’insieme diventa ben più della somma delle parti.

Sul piano teorico il corpo insegnante sembra essere d’accordo, i riferimenti alla pedagogia sono conosciuti, le parole chiave sono dette, i lavori prodotti sembrano confermare la validità delle procedure.

Ad una più attenta analisi (e non ci vuole neppure tanto), ci si accorge che tra la teoria e la pratica manca qualcosa di importante, è assente il collegamento, gli alunni non apprendono ad apprendere, non si espandono i reticoli cognitivi, ci si dimentica della pluralità delle intelligenze, manca insomma una competenza metodologico-didattica da parte degli insegnanti che permette alla pratica di essere teoria e a questa di essere pratica in una ininterrotta reciproca processualità.

Si seguono ancora pedagogie che affermano la distanza strumentale tra azione e pensiero:

- teorie e didattiche pratiche dell’intelligenza

- teorie e didattiche intelligenti della pratica

- teorie e didattiche specifiche delle discipline formali

- teorie e didattiche specifiche delle discipline pratiche

Non si sono ancora affermate la pragmatica e la prassiologia.

Tanto meno l’actiologia. (m.gori, 2010)

Scienze afferenti il corpo in azione fisico-simbolico, sono assenti dai curricoli formativi degli insegnanti: cinesica, prossemica, cronemica, cairemica, aptica, vestemica, posturologia. (m.gori, 2011) E la didattica della motricità è ridotta a ludismo deresponsabilizzante, terapia, psicomotricità, ginnastica, allenamento verso gli sport.

Seguendo i suggerimenti che le scienze umane ci stanno offrendo da alcuni anni, si è individuato nel concetto di unità ambivalente della persona il superamento del dualismo e nella actiologia una scienza del corpo in azione inteso come realtà fisico-simbolica. (m.gori, 2010)

Abbiamo cercato di andare oltre l’attuale realtà istituzionale e pratica della E.F. nella scuola (e non solo), per individuare strade culturali e operative diverse, ma già legittimate dalla cultura filosofica, antropologica, pedagogica e metodologico-didattica contemporanee.

Ciò anche per una riappropriazione, da parte degli insegnanti curricolari, di un campo di esperienza e/o di una disciplina come l’E.F.1

Collegare l’azione e il gioco alla riflessione e al dialogo e viceversa, ha necessariamente comportato la messa in discussione degli attuali modelli di educazione e di E.F. nella scuola.

Abbiamo verificato2, nella pratica educativa, la conferma di queste premesse attraverso la proposta della filosofia pratica e dell’azione con/dei bambini, modificandone la metodologia ormai diffusa e consolidata, attraverso una più evidente e congruente integrazione tra corpo agito e pensante e pensiero incorporeizzato e agito.

La nostra proposta parte dal corpo in azione nelle attività quotidiane e nel gioco, riflette insieme dialogando nella sezione e nella classe come comunità di ricerca su temi e problemi esistenziali, tornando poi alla pratica e di nuovo alla riflessione e al dialogo, verso l’assunzione del senso critico e ipotesi di cambiamento condivise.

La filosofia ha ragione d’essere se si realizza nella vita pratica e la vita pratica assume senso filosofico. Così la filosofia pratica diventa pratica educativa perché vive nella scuola come comunità di ricerca-azione, si esprime nell’aula-agorà, diventa pensiero critico e produce cambiamento nella scuola dei laboratori e dei perché, prosegue in ciascuno diventando stile di vita concretamente agito nell’azione virtuosa e si fa formazione permanente.

Il corpo in azione è pensante e pensato e il pensiero è carnale e incarnato. Esso è già filosofia pratica e pratica filosofica se si muove nel mondo con umanità, consapevolezza etica, competenza sostanziale, accortezza verso di sé e nei confronti del volto dell’altro e, a sua volta, è incarnazione continua e congruente con/dei propri pensieri.

La filosofia pratica di Aristotele è stata ripresa dalla filosofia dell’azione nel XX sec. generando una nuova pratica filosofica con una vocazione “politica” e “etica” poiché mette in discussione l’esistente per progettare e realizzare il cambiamento3.

Sono state così affrontare tematiche riguardanti la filosofia pratica, sia nella sua origine aristotelica, che nel suo fondamentale recupero soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, individuando alcuni di quegli autori che hanno fatto della filosofia dell’azione la loro proposta culturale. Necessario è stato anche il confronto tra le diverse concezioni del rapporto tra corpo e mente e su quale dovesse essere il ruolo del corpo in azione nell’educazione.

Da decenni la filosofia dell’azione sollecita molteplici proposte (dai “cafè-philo”, ai festival di filosofia, alle vacanze filosofiche, alla consulenza filosofica, alla filosofia con i bambini…), anche se non tutte possono essere ricondotte alla “pratica filosofica”.

È necessario che la filosofia come pratica (o la pratica come filosofia) mantenga una propria identità per non confondersi con altre pratiche (storiografico-filologica, esegetica, psicologica, psicoanalitica…).

La filosofia per bambini non è certo una novità, dagli anni settanta del secolo scorso è diffusa ormai in tutto il mondo ed anche in Italia sono molte le sperimentazioni e le esperienze realizzate.

Ma tutte le documentazioni incontrate relative alla filosofia per bambini, sia nella scuola di infanzia che in quella primaria, partono da un genere letterario e, attraverso la parola che racconta e domanda, realizzano il dialogo, implementano con il disegno, per giungere alla riflessione individuale e condivisa. Tutto ciò è didatticamente corretto, ma ci è sembrato che mancasse qualcosa.

La finalità generale della filosofia per bambini4 è l’educazione all’azione intenzionale e al pensiero logico, alla riflessione sulla propria esperienza individuale e al dialogo sociale.

Il filosofare pratico assume così i caratteri di uno stile educativo critico e creativo concretizzandosi in una situazione di vita e in una rete di relazioni intersoggettive (comunità di ricerca), attraverso la comunicazione plurilinguistica in presenza, assumendo lo stile democratico come metodo di incontro e epistemologicamente ricerca la conoscenza, la definizione della verità condivisa e il cambiamento.

Si stanno sempre più evidenziando difficoltà e disagi individuali e sociali, difficile ricerca di senso in risposta ai processi di globalizzazione e massificazione tecnica e morale e la filosofia del logos non è più decisiva rispetto ai grandi problemi dell’umanità.

La filosofia si oppone a ogni chiusura dogmatica, perché è ricerca continua della verità, un processo aperto, che procede attraverso punti di vista e spiegazioni sempre nuovi per cambiare la prassi.

Filoso-fare significa anche pensare su, scoprire col pensiero, col dialogo, l’essenza di una cosa, ma non può fermarsi qui, essa deve avere immediate ricadute nella vita quotidiana. Ed è ugualmente vero che, se ci soffermiamo anche un istante a comprendere una qualunque delle nostre azioni, vi troviamo già presente il senso più profondo della vita, delle relazioni, del rapporto col mondo. La filosofia intesa come ricerca “pratica” dell’essere e del conoscere, si può anche intendere come interpretazione unitaria della realtà e come riflessione critica dell’uomo su se stesso, sulla società, sulla cultura, sul mondo.

Precisione, chiarezza ed esattezza di pensiero non sono patrimonio esclusivo delle scienze empiriche, la filosofia richiede abilità raffinate e dedizione costante, come l’azione. La vita non si può spiegare solo per mezzo della scienza, o tramite conoscenze empiriche.

Per quanto riguarda l’azione il termine, in generale, indica un intervento, un’iniziativa su un oggetto, concreto o astratto che sia, opposta al subire, cioè al riceverne le conseguenze. Essa può essere intesa come “... produrre, causare, agire, creare, distruggere, iniziare, continuare ...” ma il denominatore comune è il costituire un intervento che porta modificazioni consapevoli e competenti a qualche tipo di realtà. Comunque, anche nel suo significato più esteso e comprensivo, l’azione è e rimane propria dell’uomo.

Azione implica soggetto agente, cioè un’entità (la persona) in grado di concepire, volere ed eseguire l’azione stessa. Implica anche trasformazione, passaggio da uno stato di cose iniziale a uno finale, successivo al dispiegarsi dell’azione stessa. L’azione determina sempre una differenza tra il passato e il futuro. È quindi sempre pensata-pensabile, verifica il pensiero o lo produce.

In una concezione unitaria della persona, abbiamo legato il corpo in azione alla riflessione e al dialogo (pratica filosofica e filosofia pratica) attraversando tutti i campi di esperienza e tutte le discipline.

La “comunità di ricerca” a scuola (pur se instabile e provvisoria), può permettere l’esperienza della filosofia come pratica etico-sociale. Il pensiero riflessivo sull’azione, sulla realtà di sé, degli altri e del mondo, acquisisce caratteri di natura pragmatica nelle azioni, nelle relazioni e negli apprendimenti del soggetto e nella relazione.

Agire, riflettere e conoscere diventano reciprocamente processuali, verso una cittadinanza attiva individuale e sociale visibile e vivibile.

Né filosofi né insegnanti di filosofia, quindi, ma ricerca continua di una nuova identità di educatori che ridefinisca i rapporti tra filosofia e prassi, tra filosofia e società, tra filosofia e politica, tra filosofia e vita, tra etica e ricerca del senso, insomma tra corpo e mente.

Né allenatori o terapisti del corpo ma educatori della persona che attraverso l’azione consapevole, competente e responsabile testimoni la sua ineludibile unità fisico-simbolica.

Insomma una rinnovata filosofia pratica e una riappropriazione della corporeità in cui pensiero e azione ridiventino azione-pensata e pensiero-agito, verso un mondo migliore costruito da persone nuove, senza dimenticare gli apprendimenti sia strumentali sia sostanziali e superiori che emergono continuamente all’interno di tale processo.

Gli ineludibili collegamenti tra il corpo in azione e la filosofia, permettono di individuare la possibilità di agire consapevolmente, competentemente e responsabilmente e contemporaneamente di riflettere sull’azione verso conoscenze, competenze e ricerca del senso. Ma anche di effettuare il processo inverso e cioè partire dalla riflessione teorica su alcune tematiche esistenziali incontrando gli apprendimenti formali e informali e realizzarli nella pratica del corpo in azione.

Ciò ha rimesso in discussione l’attuale diffuso modello di una scuola ancora troppo sbilanciata tra vari dualismi (corpo-mente, soggetto-oggetto, natura-cultura, comunicazione e metacomunicazione…) e di procedere verso un possibile e auspicabile cambiamento.

La meraviglia che è scaturita dalle attività svolte con i bambini e gli alunni è stata grande, tanto da chiedersi quanto ancora la scuola dell’infanzia e primaria siano legate a stereotipi infantilizzanti e deresponsabilizzanti, spesso scollegati con la realtà della vita, ma soprattutto con la vera realtà dei bambini.

Gli interventi hanno assunto la dimensione della ricomposizione continua e dinamica tra teoria-pratica, azione-riflessione, corpo-mente, pensiero-azione, usando movimenti-gesti, giochi comparati e modificati, dialoghi, strutture ritmiche, realizzazioni iconiche con un continuo rimando tra i diversi campi di esperienza e la pluralità dei linguaggi per continuare il “gioco gioiosamente serio della vita”.

In questo lavoro c’è una novità vera rispetto alla consolidata filosofia per i bambini: si procede dalla percezione, dall’azione e dal gioco, attraverso la riflessione e il dialogo, verso il filosofare che nel suo cammino permette anche l’apprendimento degli stessi contenuti concernenti i diversi campi di esperienza e discipline.

Siamo partiti dall’azione per arrivare al pensiero, per tornare all’azione e di nuovo al pensiero come in una spirale in cui elasticità e consequenzialità, compressione ed espansione della struttura metodologico-didattica si succedevano dinamicamente senza privilegiare né la pratica né la riflessione, né la causa né l’effetto, né il corpo né la mente, ma dove tutto si intersecava e diventava l’altro.

I bambini sono ben più consapevoli, intelligenti, responsabili, profondi, meravigliati rispetto a come spesso li trattiamo, probabilmente perché, come genitori e educatori, nella nostra memoria ricorretta e dell’inganno, siamo presi dalla malinconia e dalla nostalgia di un tempo per noi scomparso per sempre e quindi finiamo per trasferire la nostra voglia adulta di fantasticheria dei sogni non realizzati, nella vita dei nostri figli e degli alunni che invece sono ben altro rispetto alle nostre regressioni che chiamiamo impropriamente infantili, ma che dovremmo invece riconoscere in maniera autocritica come il nostro modo adulto di interpretare senza più meraviglia la vita.

Il bambino che eravamo, non c’è più. È scomparso per sempre. Per questo spesso ribaltiamo loro addosso i nostri “fallimenti”.

Se la Philosophy for Children si propone l’educazione del pensiero al pensare, non di insegnare filosofia ai bambini, la novità che abbiamo voluto apportare è quella di educare ad agire per pensare e a pensare per agire, coniugando teoria e pratica, corpo e mente, natura e cultura, soggetto e oggetto, opacità e trasparenza…nella ricerca del superamento di qualunque dualismo o monismo, nel rispetto dell’unità ambivalente della persona, nella sua interfuzionalità, nella sua effettiva realtà anche mediante una metodologia interdisciplinare, plurisensoriale, multimodale e plurilinguistica. Per imparare ad imparare, per cambiare la propria vita e viverla in un mondo migliore insieme agli altri. Per diventare più consapevoli, competenti, responsabili e testimoni. Per dialogare e ricercare la virtù e insieme agire virtuosamente.

La filosofia pratica per/con i bambini può, fino dall’inizio del processo educativo, essere il filo conduttore, il collante tra la vita concreta, fatta di percezioni, sensazioni, azioni e la ricerca del senso vero della vita stessa, incontrando nel suo cammino anche gli apprendimenti. E insieme il corpo in azione diventa l’irriducibile presenza dell’essere: “io sono” e dell’incontro con l’altro.

La realtà è quadridimensionale: le tre dimensioni dello spazio e il tempo. Per le “cose” è evidente. Lo è anche il vento. Ma sono quadridimensionali anche l’arte, la musica, la parola e l’immagine, la parola parlata che si rivela e si percepisce solo incarnata, quando il nostro corpo in azione che la pronuncia, organizza muscoli, ossa e camere di risonanza e la proietta nel mondo fisico dell’aria per farla giungere al corpo dell’altro. Come il gesto agli occhi.

Il concetto fisico-biologico del corpo in azione va rivisitato alla luce di un nuovo umanesimo, di una nuova antropologia che usi anche i mezzi tecnologici che produce per ridurre le carenze dualistiche più evidenti: è il corpo-pensante o il pensiero-agito che permettono che un lieve movimento oculare ripreso da una telecamera consente al diversabile di scrivere la propria tesi. Le nuove frontiere della tecnologia neuro-informatica permetteranno al pensiero dell’azione di poterla trasmettere senza mouse alle cose per agire concretamente sul mondo.

Nella comunità dialogico-pratica, la dualità diventa ambivalenza, ambiguità, dubbio, dialogo, confronto, ricerca, vita democratica, senso critico, cambiamento reale di sé e del mondo.

Perché la vita non perda la sua connotazione specificamente antropologica, quindi pienamente umana, contro qualunque perdita del proprio corpo in azione come soggetto, contro qualunque astrattizzazione virtuale che è solo fine a se stessa.

È nell’incarnazione reciproca che l’idea si rivela concretamente nella verità e nella bellezza.

Questa è anche pedagogia pratica e pratica pedagogica, didattica progettuale e progetto visibile. Questo è anche forse un modo altro di fare scuola e di essere educatori nuovi.

Le idee sono modificazioni del corpo. spinoza
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